La borreliosi di Lyme, chiamata così in onore della città americana in cui è stato segnalato il primo caso nel 1975, è attualmente la patologia trasmessa da vettore più diffusa e rilevante nelle zone temperate. Solo la malaria supera la malattia di Lyme per numero di casi tra le malattie trasmesse da vettore. Questa infezione batterica può colpire la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni, causando sintomi gravi, persistenti e, se non trattata, può assumere un decorso cronico.
L’agente patogeno responsabile della malattia di Lyme è un batterio del genere Borrelia. In Europa, il batterio Borrelia burgdorferi sensu striato è l’unico agente di infezione presente nel Nord America, mentre il Borrelia afzelii e il Borrelia garinii sono comuni in Europa, Asia e Africa. Questi batteri vengono trasmessi all’uomo attraverso le punture di zecche dure del genere Ixodes, e potenzialmente anche dalle zecche del cane (Amblyomma e Dermacentor). Gli animali selvatici, come i roditori, i caprioli, i cervi, le volpi e le lepri, rappresentano i principali serbatoi dell’infezione.
I sintomi della malattia di Lyme sono intermittenti e mutevoli nelle prime fasi della malattia. Solitamente, la malattia si manifesta con un’eruzione cutanea rossa che si espande lentamente. In alcune settimane o mesi successivi all’infezione, possono svilupparsi disturbii neurologici precoci, come artralgie migranti, mialgie, meningiti, polineuriti, linfocitomi cutanei, miocardite e disturbi della conduzione atrio-ventricolare. Questi sintomi possono persistere per mesi e diventare cronici. Nella fase tardiva della malattia, che può comparire mesi o addirittura anni dopo l’infezione, possono verificarsi alterazioni dell’apparato muscolo-scheletrico (artrite cronica), del sistema nervoso centrale e periferico (meningite, encefalomielite, atassia cerebellare, polineuropatie sensitivo-motorie, disturbi del sonno e comportamentali), della pelle (acrodermatite cronica atrofica) e dell’apparato cardiovascolare (miopericardite, cardiomegalia).
La diagnosi della malattia di Lyme può essere complessa, in quanto i test di laboratorio non sempre confermano o escludono definitivamente la malattia. Pertanto, la decisione di avviare il trattamento antibiotico dovrebbe essere basata sulla diagnosi clinica e sui dati anamnestici ed epidemiologici raccolti. È importante considerare la diagnosi della malattia di Lyme poiché i sintomi possono essere simili ad altre patologie; per questo motivo, la malattia di Lyme viene anche definita la “grande simulatrice”. In genere, la malattia si sviluppa con un’eruzione cutanea chiamata eritema migrans, che appare da 7 a 14 giorni dopo la puntura di una zecca. Possono anche verificarsi sintomi sistemici come malessere, cefalea, febbre, dolori articolari e rigidità al collo, i quali tendono a risolversi spontaneamente entro 2-4 settimane.
La malattia di Lyme non conferisce immunità, quindi è possibile contrarla più volte nella vita. È importante prestare attenzione alla diagnosi precoce e al trattamento tempestivo per evitare la progressione della malattia e il possibile sviluppo di complicazioni a lungo termine.