Allerta epidemiologica: aumento dei casi di virus West Nile in Italia

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Allerta epidemiologica: aumento dei casi di virus West Nile in Italia
28Lug
Situazione attuale


Aumentano i casi di febbre da virus West Nile in Italia. Dopo il decesso di una donna di 82 anni a Latina lo scorso 20 luglio, altri contagi sono stati confermati e, nell’arco di poche ore, il numero è raddoppiato passando da 10 a 20 casi certificati dall’Istituto superiore di sanità nel 2025,con due decessi.

Sono stati infatti segnalati 8 nuovi ricoveri in Campania ed altri due casi nel Lazio.

Colpite anche Emilia‑Romagna, Veneto, Piemonte, Lombardia, Sardegna e Puglia.
In virtù di temperature elevate e stagioni prolungate, il dato epidemiologico risulta tendenzialmente in aumento rispetto alle stagioni precedenti. 

Caratteristiche cliniche e trasmissione

La malattia di West Nile (West Nile Disease) o febbre di West Nile è un’infezione causata dal virus West Nile, un virus a RNA che appartiene alla famiglia dei Flaviviridae.

Il virus venne isolato per la prima volta nel 1937 nel sangue di una donna in Uganda nel distretto West Nile, da cui il nome.

Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America ed è presente stabilmente anche in Italia nella zona della Pianura Padana.

Il WNV è trasmesso principalmente da zanzare del genere Culex, che pungono uccelli infetti e successivamente gli esseri umani. Circa l’80 % dei contagi è asintomatico, il 20–30 % sviluppa febbre, cefalea, mialgie e rash cutanei, mentre meno dell’1 % può evolvere in forme neuroinvasive quali encefalite o meningite, con mortalità fino al 10–17 % nei casi gravi.
Dal momento della puntura della zanzara infetta il periodo di incubazione va dai 2 ai 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni in coloro che presentano un deficit del sistema immunitario.

Fattori di diffusione

Il cambiamento climatico ha reso più favorevole la proliferazione delle zanzare, estendendo l’area geografica a rischio e allungando la stagione trasmissiva: l’associazione tra aumento delle temperature, uso agricolo del terreno e maggiore diffusione del virus è confermata da recenti studi su dati italiani.

Diagnosi

La diagnosi dell’infezione si avvale di un test di laboratorio effettuato su un campione di siero per la ricerca di anticorpi specifici IgM (immunoglobuline M).

Oltre alla sierologia è possibile evidenziare il virus utilizzando metodiche di amplificazione dell’RNA virale sul siero (o se indicato sul liquido cerebrospinale)

Prevenzione

Non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

Per limitare il rischio di contrarre il virus, occorre provare a ridurre l’esposizione alle punture di zanzare, proteggendosi dalle punture ed evitando condizioni che possano favorirne la riproduzione (come la presenza di acqua stagnante).

In particolare per prevenire l’infezione è bene:

  • usare repellenti antizanzare e preferire pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, in particolare all’alba e al tramonto
  • proteggere le finestre con le zanzariere
  • svuotare i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante
  • cambiare spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali
  • tenere le piscine per bambini in posizione verticale quando sono vuote

La malattia di West Nile non ha una terapia specifica e in genere i sintomi regrediscono spontaneamente dopo qualche giorno, anche se possono durare qualche settimana.

I casi più seri richiedono ricovero ospedaliero

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